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Il Consiglio Comunale del 27 settembre 2012

LAGNASCO- Decisioni formali che confermano il ruolo sempre meno decisionale del Consiglio Comunale, quelle assunte dall’assemblea legislativa nella riunione di giovedì scorso.


Quattro i punti all’ordine del giorno, incentrati in prevalenza sull’assestamento di bilancio e sulla verifica degli equilibri previsti dalla legge. Viene alla luce la crescente difficoltà degli enti locali a far quadrare il bilancio senza alcuna certezza dei trasferimenti statali. «Oltre ogni logica, ogni giorno ci sono comunicazioni nuove da parte del Ministero e probabilmente non sapremo fino a febbraio 2013 quali saranno i trasferimenti dello Stato, peccato che noi il bilancio dobbiamo chiuderlo al 31 dicembre» ha commentato il sindaco Ernesto Testa, fresco di una riunione in Provincia in cui è stata illustrata la novità del 2013, con il "Patto di Stabilità" anche per i piccoli Comuni.


Uno spunto di cronaca interessante è comunque venuto dai dati illustrati all’assemblea dal Ragioniere comunale Gigi Colombano, con la variazione di bilancio più consistente legata agli interventi sul Castello che significa, dopo una pausa di cinque anni, la ripresa dei lavori di restauro dell’importante bene storico. Se già si sapeva del contributo di 500 mila euro, fondi europei che dovrebbero arrivare dalla Regione per il recupero architettonico e funzionale della manica centrale, la novità emersa è quella del recupero dello storico giardino a sud del maniero.


Un progetto nato grazie all’interessamento dell’associazione "Terre dei Savoia", che ha promosso la partecipazione ad un bando della Compagnia San Paolo per il recupero di quello che è stato ribattezzato "Giardino delle essenze". A tal proposito sono stati messi a bilancio 73.500 euro, 40 mila dei quali potrebbero arrivare dalla Fondazione bancaria ed i restanti dalle "Terre dei Savoia", per veder realizzare, probabilmente dalla prossima primavera, il progetto di recupero predisposto dall’arch. Marialuce Reyneri di Lagnasco e dalla collega Mirma Irene Colpo.


La variazione di bilancio più consistente riguarda ovviamente l’intervento sulla manica centrale, per il quale di ipotizza una spesa di 800 mila euro (oltre ai 500 mila che giungeranno dalla Regione, il resto dovrà essere reperito tra Fondazioni bancarie e "Terre dei Savoia").


La variazione al bilancio di previsione, che tiene anche conto di altri importanti novità economiche, come i 500 mila euro derivanti dall’alienazione del municipio, il mancato introito dalla vendita dell’altro immobile comunale sulla piazza ed il possibile contributo di 125 mila euro dalla Fondazione CRC per la coibentazione del Bocciodromo, ha così visto un aumento di ben 881 mila euro, portando il pareggio a 4 milioni e 66 mila euro. Cifre assolutamente ipotetiche, alla luce del particolare momento economico e delle premesse sull’inaffidabilità dei trasferimenti pubblici.


Punti votati all’unanimità dal Consiglio (assenti l’assessore Luca Beltrame ed il consigliere Luca Dardo), compresi i quattro rappresentanti della minoranza che, dopo aver abbandonato l’aula all’ultima riunione contro la decisione, ormai presa, di vendere il Municipio, hanno votato a favore dell’assestamento di bilancio "per dovere istituzionale - hanno fatto verbalizzare- rimanendo contrari su alcune voci, come quella dell’alienazione del palazzo comunale".


Puramente tecnico anche l’ultimo punto relativo alla presa d’atto della situazione delle aree produttive esistenti, alla luce delle ripercussioni burocratiche che si avrebbero adottando il nuovo Piano Regolatore in fase di stesura. Per motivi diversi, infatti, la V e la VI variante parziale al Piano vigente, negli anni scorsi sono state respinte dalla Regione dopo un iter durato anni; la quinta è già stata definitivamente annullata, la sesta decadrà tra breve, con il rischio, così evitato, che tutto ció che è stato regolarmente costruito dopo il 1997 (anno della IV variante, l’ultima con esito favorevole) diventasse improvvisamente abusivo. Un altro bell’esempio di come i cavilli burocratici siano in grado, nel nostro Paese, di abbattere, se non le montagne, almeno i capannoni.


oscar fiore

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