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I dati definitivi 6° Censimento dell'Agricoltura

Meno aziende, ma più grandi, diminuzione consistente di quelle individuali ed incremento delle società agricole: sono queste le principali differenze rispetto al 2000 dell’agricoltura piemontese, che emergono dai dati definitivi del 6° Censimento dell’Agricoltura.


I dati sono stati presentati giovedì scorso a Torino dall’Ufficio regionale di censimento, in collaborazione con l’Istat e il sistema regionale delle autonomie.


Lo scenario mostra una netta diminuzione delle aziende, passate da 107 mila a 67 mila, un’estensione dei terreni coltivata quasi invariata nell’ultimo decennio, ma condotti da meno ditte individuali e più aziende societarie. La maggior parte degli appezzamenti in Piemonte è destinata alle coltivazioni agricole, con il 48% della produzione di beni e servizi collegati all’agricoltura e un fatturato di 1,6 miliardi di euro, di cui ben il 42% dagli allevamenti zootecnici ed un ulteriore 10% dalle attività dei servizi connessi.


La Superficie Agricola Utilizzata e trasformabile (SAU) è di 15 ettari in media per ogni azienda piemontese (10 ettari nel 2000) mentre la media italiana si posiziona a 7,9. Rispetto al 2000 si nota un aumento delle dimensioni delle aziende in tutta la provincia di Cuneo, ma quelle che superano i 20 ettari si trovano prettamente nella zona montana delle valli cuneesi al confine con la Francia, mentre nel saluzzese si nota una netta prevalenza di aziende da 10 a 20 ettari con alcune punte fino a 50 ettari.


La provincia di Cuneo si distingue per il ruolo chiave nell’allevamento al 24 ottobre 2010 (data di riferimento del Censimento) il 56% delle Unità Bovino Adulto (UBA) figuravano in territorio cuneese, con un picco del 72% dei suini della Regione.


Il territorio cuneese detiene inoltre il 30% della SAU e il 53% di coltivazioni permanenti (frutteti, vite e castagneti).


«I dati emersi dal 6° Censimento generale dell’agricoltura dimostrano come il comparto rurale rappresenti un settore in continua evoluzione, pronto indubbiamente ad adeguarsi al continuo variare del contesto circostante- dichiara l’Assessore regionale all’agricoltura Claudio Sacchetto- desta particolare interesse il dato relativo alla forte diminuzione del numero di aziende, ma se raffrontato ad una delle diminuzioni della superficie agricola utilizzata meno incisive di tutta Italia, allora abbiamo la conferma che l’agricoltura piemontese non è in difficoltà, al contrario è pronta ad affrontare le nuove sfide della modernità. Lo testimonia la conseguente accresciuta superficie media aziendale, sintomo di spirito di imprenditorialità e buono stato di salute dell’attività. I dati del censimento, valido strumento per poter tracciare una panoramica completa del mondo rurale piemontese, se interpretati correttamente, possono divenire fondamentale punto di riferimento anche per la programmazione delle azioni future dell’Assessorato».


In merito ai lavoratori che prestano la loro opera all’interno delle aziende agricole, emerge che è diminuita l’età media dei conduttori, passata dai 58 anni nel 2000 ai 56 anni e 6 mesi nel 2010 (53 anni con età media ponderata in base alle giornate lavorate), con un aumento dell’impiego dei giovani in agricoltura e un’inversione di tendenza rispetto al titolo di studio dei conduttori di azienda: oggi prevale il titolo di scuola media inferiore per il 37% (era il 27% nel 2000), seguita dalla licenza elementare per il 33% (rispetto al 54% di dieci anni prima); i diplomati e laureati sono aumentati e sono rispettivamente il 27% e il 5%. Se nel 2000 più dell’80% non arrivava al diploma di scuola media superiore, oggi la percentuale è diminuita al 70% circa. I lavoratori nelle aziende agricole sono diminuiti del 30% ed è calata anche la manodopera femminile, sia in merito all’orario di lavoro, sia al numero di persone impiegate. Si riscontra l’impiego di manodopera straniera soprattutto con ruoli stagionali e saltuari: i lavoratori non assunti direttamente sono per l’80% stranieri e il 20% italiani; le percentuali si bilanciano con la manodopera in forma saltuaria, mentre la manodopera in forma continuativa è composta per circa il 65% da cittadini italiani e il restante 35% da cittadini di altri Paesi.


Interessante il dato relativo al conduttore dell’azienda e suoi familiari e parenti che è composto per il 100% da italiani, a significare come le redini del comparto agricolo siano totalmente in ambito nazionale; inoltre le giornate lavorate dai conduttori ammontavano nel 2010 al 60% del totale, il 30% era attribuito ai familiari del capo azienda e il 10% era di competenza dei lavoratori extrafamiliari (nel 2000 era solo del 5%).


Tutti i dati dell’ultimo e dei precedenti censimenti dell’agricoltura piemontese sono interamente consultabili sul sito internet della Regione.

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