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Gelo siberiano, la Coldiretti ha richiesto la proclamazione dello stato di calamità naturale .

Per ricordare temperature simili bisogna tornare al febbraio 1956: l’ondata di gelo siberiano che ha portato i minimi termici a valori sicuramente non usuali per la pianura del saluzzese è infatti ben superiore a quella del 1985.


I disagi della popolazione, alle prese con le condutture gelate delle abitazioni, si trasformano in un danno economico notevole per il mondo agricolo, colonna portante dell’economia del nostro territorio.


Coldiretti, nel pomeriggio di martedì, ha richiesto per il Piemonte la proclamazione dello stato di calamità naturale. «Nell’immediato i problemi principali li ha subiti la zootecnia – commenta il segretario di zona di Coldiretti, Michele Mellano – per i problemi di gelo agli impianti di mungitura e abbeveraggio, così come le produzioni orticole e vivaistiche sotto serra, mentre l’apprensione principale è per i danni che hanno subito i frutteti, in particolare kiwi e albicocchi».


Già nell’annata 2010 la produzione di actinidia fu decimata dalle temperature polari del dicembre 2009: «Ma le temperature furono meno rigide e per meno tempo – commenta Graziano Vittone del CReSO, a capo del coordinamento dei tecnici frutticoli – quest’anno il gelo è arrivato dopo un periodo eccezionalmente mite, con le piante non completamente a riposo». «Difficile quantificare ora i danni – aggiunge Maurizio Ribotta, tecnico dell’Unione Agricoltori – temperature simili non sono mai state registrate in passato. Tra qualche settimana si potrà capire meglio quanto siano compromessi i kiwi e quanto danno abbiano subito le altre specie frutticole».


I dati delle colonnine meteorologiche della Regione Piemonte, gestite dal CReSO nella pianura frutticola (in altre zone le temperature sono scese anche a valori inferiori, fino a –24°C), non lasciano scampo ad interpretazioni: la zona più fredda è proprio quella di Lagnasco, epicentro frutticolo, dove nelle prime ore di martedì 7 febbraio il termometro è sceso a 21,9 °C sotto lo zero, segnando il minimo delle quattro notti successive di gelo siberiano. Temperature polari, che variano di pochi gradi, ma a volte fondamentali, da zona a zona: temperature più miti, si fa per dire, a Falicetto (-18 °C), Manta (-17,4 °C) e Costigliole (-14,1°C).


I frutticoltori hanno messo in atto ogni mezzo per fronteggiare il freddo, compresi “ventoloni” e candele, metodi usati per la brina primaverile ed inutili, secondo i tecnici, a fronteggiare questo gelo invernale: «Il gradiente termico è assolutamente identico nei diversi strati, il terreno non può cedere calore essendo ricoperto di neve, di conseguenza ipotetici tentativi di rimescolare l’aria non apportano nessun beneficio, ma solo un aggravio di costi. Ancora più onerosa l’accensione delle cosiddette candele: in una situazione destinata a perdurare più notti si dovrebbe far ricorso ripetutamente a questa pratica rendendola assolutamente anti-economica, oltre che inutile». o. f.

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